Il Muro di Berlino, l’ostalgia e i giovani delusi
Non è tanto “rimpianto del Muro” in senso stretto, quanto una miscela di nostalgia delle tutele sociali della DDR, di delusione per come è sstata amministrata l'unione dei due blocchi e di sfiducia nei confronti dei partiti tradizionali. Sia ben chiaro, i tedeschi orientali non idealizzano la repressione, la Stasi, la mancanza di libertà; ricordano con "ostalgia" il lavoro, la casa, l’istruzione, la sanità vissuti senza eccessivi traumi, sebbene nel grigione dell’economia di Stato. Questo ritorno con la mente al passato la chiamano lOstalgia , dove Ost (“Est”) si aggiunge a Nostalgie (“nostalgia”) e diventa letteralmente “Nostalgia dell’Est”, nostalgia per quel Muro che, era il loro simbolo di stabilità e appartenenza, e per i giovani del 2026 significa una immensa delusione.
Illustrazione di Paolo Molina
Dopo il 1990 la vita quotidiana nella ex DDR cambiò radicalmente: libertà di movimento, democrazia, consumismo, una moneta stabile, ma anche disoccupazione assieme alla paura di perdere il posto di lavoro. Le famiglie dovettero affrontare costi a loro sconosciuti, come - ad esempio - l’affitto delle case, il riscaldamento, l’assistenza scolastica. Salari e pensioni rimasero per lungo tempo – e lo sono ancora - inferiori a quelli dei connazionali dell’Ovest.
Nell’Est della Germania riunificata, molte grandi aziende sono state dismesse, sovente rase al suolo, c’è meno attività di ricerca e di sviluppo ad alta intensità di capitale. E quindi una limitata produttività, meno investimenti, una struttura economica frammentata e salari più bassi. La Storia ricorda che, la Germania orientale perse 2,4 milioni di posti di lavoro nei due anni successivi alla caduta del Muro, Il tasso di disoccupazione nell’Est crebbe a dismisura e superò per anni quello dell’Ovest.
Nel mondo del lavoro, cambiarono i ritmi, le gerarchie, le aspettative. Comparvero parole prime sconosciute come concorrenza, ricollocazione, economia di mercato. Nel 1999, l’USA Today scriveva: “ Dieci anni fa, quando e’ caduto il Muro, i tedeschi dell’Est s’immaginavano una vita di libertà con i beni di consumo in abbondanza e le difficoltà sepolte. Oggi, un rimarcabile 51 per cento afferma che erano più felici con il comunismo. E a percentuale sarebbe ancora più alta se molti di coloro che lo vissero non fossero morti.” Nel 2009, vent’anni dopo il crollo del Muro il Washington Post celebrandolo sottolineava che, “I tedeschi non ne possono più dei loro omologhi orientali pervasi di nostalgia dei tempi comunisti.”
Naturalmente, oggi Il divario non è più su “lavoro contro disoccupazione”, come lo era fino al 2005 o giù di lì, ma si focalizza soprattutto sulla produttività, sulla qualità dei posti di lavoro, sugli stipendi. A soffrirne sono soprattutto i giovani che, guadagnano meno, hanno ridotte possibilità di fare carriera, e in prospettiva le loro pensioni saranno basse. Sicché è vero che questi giovani stanno meglio dei loro genitori, ma non quanto i loro coetanei dell’Ovest.
Singolare è il fatto che, i giovani dell’ ex Germania orientale oggi preferiscano le grandi città dell’Est - Berlino, Lipsia e Dresda - a quelle dell’Ovest. E’ l’ennesima conferma del disagio giovanile di fronte all’idea di essere considerati “cittadini di serie B”, di essere non soltanto i penalizzati della riunificazione, ma anche dominati dall’Ovest.
E’ un disagio che, è andato crescendo in maniera esponenziale e che si evidenzia nei trionfi elettorali dell’AFD, (acronimo di Alternative für Deutschland, Alternativa per la Germania), un partito di destra estrema, nazionalista ed euroscettico. L’AfD progredisce perché incoraggia e sostiene le ragioni della protesta di un popolo di giovani che si rivolta contro il governo del cancelliere Mertz, contro CDU, SPD, i partiti storici perché incapaci, di offrire prospettive per il loro futuro. Insomma l’AfD offre una risposta politica - sebbene molto controversa – all’amarezza di quanti si considerano i veri perdenti della riunificazione.
Un’indagine del CSIS (Center for Strategic and International Studies) rileva che, l’85 per cento degli elettori vota AfD poiché, spiegano, è considerato l’unico in grado di esprimere l’ insoddisfazione politica. Sicché l’AfD è diventato nei Länder orientali, il primo partito per la gran parte dei giovani tra i 18 e i 30 anni.
Infatti, in un sondaggio di metà estate in Sassonia, Turingia e Brandeburgo, l’AFD era data al 21 per cento, davanti alla CDU al 16,8 per cento. Dopo due settimane, nelle elezioni di domenica 6 settembre 2026 il trend si è rafforzato: in Sassonia-Anhalt l’AfD ha ottenuto con il voto dei giovani il 41 per cento contro il 17 per cento del 2021.
Naturalmente, il malcontento assieme alla rassegnazione dei giovani dell’Est non nasce dalla nostalgia di un socialismo reale che non hanno nemmeno vissuto, ma dalla disoccupazione incombente, dalla mancanza di opportunità, dal rincaro degli affitti, dall’ inflazione e dalla sfiducia nei partiti tradizionali.
Riassumendo al massimo, 37 anni dopo il crollo del Muro di Berlino quei giovani plaudono all’estremismo estremo: l’AfD nei Länder più disagiati, Die Linke (il Partito di Sinistra) nei centri urbani. Ma il “Partito di Sinistra” ha raccolto poco o niente nelle ultime elezioni in confronto all’AfD, la quale ha stravolto ogni previsione proprio grazie al voto dei giovani. Strano a dirsi, è ritornato in auge un proverbio nato subito dopo la riunificazione: ” “Tutto quello che i comunisti hanno detto sul comunismo è una bugia, ma tutto quello che hanno detto sul capitalismo si è rivelato vero.”. L’ ’Ostalgia del Muro è anche questo.
Vincenzo Maddaloni, giornalista e saggista, ha fondato il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. I libri più recenti: Voglia di Rivoluzione, Storia e storie di un desiderio inappagato, Nexus edizioni, 2024; Incredibile, Bombe, Iran, Usa. Tutti i rischi di una guerra nucleare 2025.
Il Centro Studi Berlin89 si richiama esplicitamente al Muro di Berlino, che divise per 28 anni (13 agosto 1961 - 9 novembre 1989) la capitale della Germania, e usa quella cesura storica come chiave per interpretare la politica e la società contemporanea, con il fine non ultimo di separare il vero dal falso. / Illustrazione di Paolo Molina

