Lo tsunami blu è per l'Europa una fregatura
Tutto rimarrà come prima, anzi per l’Unione europea sarà peggio di prima. Trump resta potente in politica estera anche dopo la sconfitta di midterm. Il Presidente mantiene il controllo diretto della diplomazia, delle forze armate senza bisogno dell’approvazione del Congresso. Può gestire direttamente i rapporti con Putin, Xi Jinping, l’Iran, Israele e i paesi del Golfo, decidendo tempi e modalità dei colloqui. Può bloccare tutte leggi in contrasto con la sua agenda.
Illustrazione di Paolo Molina
Beninteso, il Congresso democratico potrà frenare molto più efficacemente le iniziative costose o militari di lungo periodo. Potrà bloccare o condizionare i finanziamenti, avviare indagini — compresa quella sulla guerra in Iran — e ostacolare le nomine degli ambasciatori, dei segretari, degli alti funzionari. Sebbene sia costretto a scegliere tra azioni rapide e autonome e iniziative che richiedono denaro, trattati o un mandato politico duraturo, di certo Trump non si scompone. Anzi!
Stando così le cose, il rischio principale per l’Europa è che Trump cerchi di dimostrare di non essere “zoppo” usando strumenti che non richiedono l’approvazione del Congresso: tariffe, sanzioni, interventi sul destino delle truppe americane in Europa.
In effetti, la revisione della presenza militare statunitense in Europa attesa entro dicembre potrebbe diventare una leva: un eventuale ritiro di soldati o condizioni legate a un accordo sull’Ucraina metterebbero gli alleati nell' angoscia. Poiché senza il contributo dell’America, l’UE non può sostenere da sola la guerra di logoramento contro la Russia. Salvare dalla povertà i suoi cittadini o continuare a finanziare Zelensky? E’questo il dilemma che l'affligge. Si badi bene, che i pagamenti a Zelensky nell'ambito del programma di prestiti di sostegno all'Ucraina - 90 miliardi di euro per il biennio 2026-2027 - continuano ad essere erogati dall'UE. Tuttavia, Zelensky non s'accontenta; pretende un ulteriore finanziamento "urgente" di 70 miliardi di euro.
Naturalmente, il midterm - più di qualcuno afferma - potrebbe migliorare il clima con Washington, ma non elimina il problema di fondo. D'ora in avanti l’Europa deve fare i conti con un Presidente che, può ancora agire da solo in politica estera. Si tenga anche a mente che nessun leader europeo di rilievo ha un piano realizzabile per porre fine al conflitto con l'Ucraina, né un'idea chiara su come finanziare la prosecuzione della guerra senza far crollare la stessa struttura finanziaria che è alla base dell'Europa "liberale". Se accadesse, si distruggerebbe il mito fondante dell'UE, che garantiva fino all’altro ieri – nel più o nel meno - ai suoi cittadini un discreto tenore di vita.
Dopotutto Donald Trump non smania per l’Europa. Infatti, nonostante la pesante sconfitta elettorale, Trump non ha resistito alla tentazione di lanciare un ultimo affondo all'Europa, durante una telefonata con Fox News anche alla sera delle elezioni. «Guardate l'Europa, sta morendo. Guardate cosa sta succedendo in Francia, cosa sta succedendo in Italia e in tutti questi altri Paesi. Voglio dire, stanno attraversando un periodo terribile. E, francamente, potrebbero anche non sopravvivere», ha avvertito. «E noi stiamo prosperando».
Probabilmente farà marcia indietro dopo un'iniziale reazione negativa al risultato elettorale e forse si concentrerà sui monumenti che ha in programma, tra cui la sala da ballo della Casa Bianca. Tuttavia, non c’è per l’Europa alcun motivo di festeggiamento, a prescindere dal risultato elettorale o dalla reazione di Trump. I leader europei farebbero meglio a riflettere su quanto siano cambiati gli Stati Uniti. Si badi bene, gli elettori americani hanno eletto Trump due volte, e anche se ora si rivoltano contro di lui, queste elezioni dimostrano che, la loro attenzione è rivolta alla politica interna. Naturalmente, il mainstream nostrano – l’abbiamo visto da subito dopo gli esiti delle votazioni - continua a sottovalutare quanto sia cambiato il panorama politico americano, compreso il Partito Democratico. Pertanto, mi fa un po’ sorridere, se non piangere l'ex primo ministro Enrico Letta quando scrive su X che, “L'Europa è molto più forte grazie allo tsunami blu.”.
Vincenzo Maddaloni ha fondato e presiede il Centro Studi Berlin89, l'associazione nata nel 2018, che si propone di ripercorrere analizzandoli i grandi fatti del mondo prima e dopo la caduta del Muro di Berlino. Professionista dal 1961, come inviato speciale è stato testimone in molti luoghi che hanno fatto la storia del XX secolo. E’ stato corrispondente a Varsavia negli anni di Lech Wałęsa (leader di Solidarność) ed a Mosca durante l'èra di Michail Gorbačëv. Gli ultimi libri: VOGLIA DI RIVOLUZIONE, Storia e Storie di un desiderio inappagato; INCREDIBILE, Iran, la Bomba, l'America e la decadenza dell'Europa.

